Parametri di bilancio sempre più importanti anche per i bandi pubblici

I primi di febbraio 2010 mi è capitato di valutare per una azienda un progetto per la richiesta di finanziamento regionale che prevedeva il fondo perduto. Il progetto era certamente molto buono .

Purtroppo l’azienda non aveva uno dei due requisiti necessari richiesti dalla Regione.

Quindi anche se il progetto poteva essere valido l’imprenditore dovrà rivedere tutto l’investimento e in particolare dovrà ripensare alla gestione aziendale in genere , soprattutto nel caso in cui egli voglia utilizzare agevolazioni per le quali sono previsti dei parametri di bilancio particolari .
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Un’ impresa che intende costituirsi dovrebbe privilegiare la partecipazione femminile???

Le difficoltà che le PMI incontrano nel reperimento delle risorse finanziarie necessarie per l’ avvio e lo sviluppo dell’ attività sono molteplici: dimensione aziendale ridotta, rigidità nell’ ottenere finanziamenti, limitata innovazione, sottocapitalizzazione, ecc. Tra le possibili soluzioni che si possono individuare vi è quella di ricorrere alla Finanza Agevolata.

Quando si inizia una nuova attività, oggi più che mai, è fondamentale verificare quali tipi di agevolazioni sono disponibili e quali sono le forme giuridiche privilegiate. Anche se non è possibile generalizzare, possiamo domandarci perché un’ impresa che intende costituirsi ex-novo dovrebbe privilegiare forme giuridiche a prevalente composizione (partecipazione) femminile?

La risposta potrebbe essere per non precludersi la possibilità di accedere a bandi pubblici di finanziamento.

Negli ultimi anni infatti la tendenza, sia a livello nazionale che europeo, è quella di tutelare e promuovere le donne e i giovani, che rappresentano un’ enorme potenzialità per lo sviluppo economico.

Frequenti sono i bandi per incentivare l’ imprenditoria femminile, azioni volte a incoraggiare la costituzione di nuove attività o a innovare quelle preesistenti, e l’ imprenditoria giovanile, azioni idonee ad incrementare l’ inserimento dei giovani nel mondo imprenditoriale e del lavoro in genere.

In concreto negli ultimi bandi emanati dalla Regione Toscana troviamo tra i criteri di valutazione sia la componente femminile che quella giovanile.

Si pensi, per esempio, al bando sui “ Contributi a progetti d’ investimento delle imprese cooperative” (annualità 2008) dove ai fini della graduatoria i progetti presentati da cooperative la cui compagine sociale è costituita per almeno il 50% da donne o da giovani sotto i 35 anni prendono un punto in più.

Quindi potrebbe essere interessante valutare attentamente fin dall’ inizio quale tipo di società è conveniente costituire.

articolo prelevato da http://planconsulting.it/blog

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Saranno le aziende guidate da donne a farci superare la crisi?

“Ogni volta che si è sull’ orlo del precipizio, arrivano le donne che sanno come fare quadrare i bilanci” (Lina Sotis).

Il “boom” delle Aziende al femminile che ha caratterizzato gli ultimi 5 anni ha subito un netto rallentamento ma il trend resta comunque positivo.


In un solo anno sono nate 5.523 imprese femminili portando il numero complessivo a 1.243.824 aziende attive. Un aumento certo non vistoso (+0,45 per cento) che tuttavia spicca se paragonato all’ immobilità del tessuto imprenditoriale del Paese.

In altre parole grazie alle donne il saldo segna zero, senza di loro sarebbe stato negativo.

Questo è quanto emerge dall’ Osservatorio dell’ Imprenditoria femminile sui dati forniti da Infocamere relativi al Registro delle Imprese delle Camere di Commercio. Molte le novità.azienda-impresa-femminile


La forma giuridica scelta dalle neo imprenditrici presenta forti trasformazioni: si favoriscono le società di capitale, di persone, cooperative e consorzi, rispetto alle imprese individuali che restano comunque di gran lunga le più diffuse, almeno in Italia.


Cambia anche il profilo settoriale: donne sempre più alla conquista di settori produttivi fino ad oggi di tradizionale competenza maschile. Si riduce il numero delle aziende nell’ agricoltura e nel commercio mentre sempre più dinamico si rivela il settore dei servizi alle imprese, ovvero attività immobiliari, noleggio, ricerca, informatica oltre ai mercati delle costruzioni e dei trasporti.


Ma e’ soprattutto il contributo dell’immigrazione la vera sorpresa nell’imprenditoria femminile degli ultimi dodici mesi. Ben il 71 per cento (pari a 3.921 unita’) e’ costituito da iniziative imprenditoriali di tipo individuale con a capo una donna extra-comunitaria.


Escludendo la nazionalita’ svizzera, per evidenti legami di vicinanza con l’Italia, le nazionalita’ piu’ rappresentate tra le donne titolari d’impresa sono quella cinese, marocchina e nigeriana.


La concentrazione maggiore si registra in termini assoluti in Lombardia, ma è la Toscana che ospita il numero più elevato di imprenditrici immigrate in proporzione al numero di imprese individuali residenti. Il record provinciale va a Prato, dove oltre un’ impresa ogni 4 ha una titolare straniera.


Altro dato significativo è l’ aumento delle donne nella cosiddetta “stanza dei bottoni”……

I dati sono buoni e incoraggianti, la crescita delle donne alla dirigenza di imprese rappresenta non soltanto un fatto economico nuovo, ma tende a cambiare gli scenari socio-culturali del nostro paese, da sempre guidato dagli ‘uomini’.

Addio cravatte e benvenuti tacchi a spillo.

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A cura di Dott.ssa Gervasi Alessandra

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Crisi? Prova la finanza agevolata !!!?

In un momento di crisi economica come questo diventa sempre più importante per le imprese e per gli enti pubblici reperire risorse finanziarie a condizioni più economiche di quelle ottenibili sui mercati di riferimento.

È in questo ambito che assume particolare valenza strategica la Finanza Agevolata.
Certamente rispetto al passato le cose sono cambiate.

Scarsa era l’ informativa, ottenere risorse dalla Regione o dallo Stato era sicuramente meno macchinoso e le forme agevolative più vantaggiose. Erano interventi “a pioggia” nell’ ambito di una politica assistenziale della crescita.

Oggi è più difficile ricorrere al credito agevolato. Adempimenti burocratici complessi, tempi troppo lunghi e vincoli di bilancio sempre più stringenti hanno determinato una più attenta allocazione delle risorse finanziarie e un progressivo spostamento delle strategie agevolative da base nazionale a base comunitaria.

Negli ultimi anni le opportunità offerte dall’ Unione Europea sono state numerose soprattutto per programmi che puntano alla ricerca e all’ innovazione ma le nostre imprese, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni, non riescono a sfruttarle adeguatamente al contrario di altri paesi come ad esempio la Spagna.

La scarsa partecipazione delle imprese italiane ai programmi comunitari deriva da una molteplicità di fattori. Al primo posto sicuramente la scarsa propensione ad investire in ricerca ed innovazione, basti pensare che in Italia R&S è in percentuale circa la metà della media europea, per non parlare del confronto con gli USA.

Questo è sicuramente un problema legato alla dimensione d’ impresa. La maggior parte delle imprese italiane sono piccole (meno di 50 dipendenti) e tipicamente non investono soldi in ricerca e sviluppo.

A ciò si aggiunga la difficoltà ad accedere alle informazioni tempestivamente e un iter burocratico decisamente complesso ed impegnativo che scoraggia.
Per rimanere competitivi nel contesto economico odierno, che è sempre più dinamico e globale, occorre iniziare a ragionare e parlare un linguaggio europeo.

Non usufruire dei finanziamenti europei significa rinunciare a un vantaggio competitivo importante per lo sviluppo aziendale.

A cura di Dott.ssa Alessandra Gervasi

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Vincoli di bilancio più rigidi per la finanza agevolata

Negli ultimi anni per poter accedere ad alcuni bandi pubblici è necessario soddisfare condizioni che attestino non solo l’ ammissibilità alle agevolazioni ma anche la validità economica e finanziaria del programma di investimento.Tra queste riveste un ruolo fondamentale la capacità di rimborso del soggetto beneficiario. In particolare per le imprese costituite da oltre 18 mesi dalla data della presentazione della domanda dovranno essere soddisfatti due parametri fondamentali:

- il rapporto tra patrimonio netto e totale dell’ attivo non può risultare inferiore al 5%;

- il rapporto tra oneri finanziari e fatturato non può risultare superiore al 5%.


Si tratta di vincoli stringenti che se da un lato sono necessari per valutare la capacità dell’ impresa di far fronte alle scadenze , dall’ altro limitano l’ ammissibilità ai finanziamenti a quelle imprese che presentano bilanci non opportunamente pianificati.

Vorrei riportare un caso concreto che mi è capitato recentemente.

Nel valutare le condizioni di ammissibilità di un’ impresa ad un bando pubblico mi sono accorta che uno dei vincoli di bilancio non era soddisfatto.

Nonostante ciò al momento della presentazione della domanda l’ impresa, grazie ad un ingente apporto dei soci, aveva liquidità sufficiente a rimborsare le rate.

Non è stato possibile presentare la domanda e l’ impresa ha dovuto rinunciare alla possibilità di ottenere un finanziamento agevolato.
A volte quindi capita che per colpa di un bilancio non correttamente ed opportunamente pianificato l’ impresa debba rinunciare a importanti opportunità fornite dalla finanza agevolata che le consentirebbero di ottenere risorse a condizioni più vantaggiose di quelle ottenibili sul mercato.

Da qui l’ importanza della pianificazione aziendale per una corretta allocazione delle risorse.

A cura di Dott.ssa Alessandra Gervasi

Ufficio finanziamenti agevolati Plan Consulting

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